Mosca, il giorno dopo

maxresdefault (2)Nella capitale si accende il dibattito sul provvedimento che ha fatto demolire i chioschi adiacenti alle stazioni. I nodi da sciogliere rimangono molti. 

La notte tra l’8 e il 9 febbraio Mosca è stata svegliata dai bulldozer, che hanno smantellato numerosi chioschi e piccoli edifici commerciali nei pressi di alcune stazioni della metropolitana. In un primo momento, parte della popolazione e dei media si era scagliata contro tale provvedimento, puntando il dito contro un’amministrazione comunale poco attenta ai bisogni di chi, con quei chioschi, ci lavora. Ad aggravare la reputazione delle autorità cittadine, inoltre, sarebbero emerse alcune irregolarità riguardanti i documenti e le licenze di queste strutture: sembrerebbe che alcuni di questi 104 chioschi siano stati demoliti per errore. Per la città di Mosca ciò comporterebbe un esborso non indifferente, sia per le spese processuali sia per eventuali risarcimenti ai proprietari.
Sul piano politico, a scagliarsi contro l’amministrazione comunale sono stati soprattutto alcuni membri del Partito Comunista (KPRF) e del Partito Liberal-Democratico (LDPR): entrambi hanno chiesto informazioni aggiuntive ed esaustive in merito alla vicenda. Questa mattina l’ex-leader del partito Jabloko, Sergej Mitrochin, ha chiesto al Presidente Putin di congedare dall’incarico l’attuale sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin.
In tutto questo, sui social network dilagava l’indignazione della cittadinanza e di moltissimi russi, e addirittura la Chiesa Ortodossa Russa è intervenuta nella questione, proponendo la costruzione di chiese negli spazi dove fino a ieri si trovavano i chioschi.

Tuttavia, la questione è più complessa del previsto, e occorre tenere conto di altri fattori.  Si prenda, per esempio, la questione della sicurezza, di fondamentale importanza in una città come Mosca. Secondo le autorità cittadine, molte strutture non rispettavano le norme di costruzione: costruite in prossimità delle stazioni della metro, su punti “sensibili” dal punto di vista dell’ingegneria urbana, avrebbero potuto minacciare la vita degli utenti della rete metropolitana, dato che sarebbero diventati un pericoloso ostacolo in caso di evacuazione dei passeggeri. Per una città che deve comunque prestare attenzione alle minacce terroristiche questa sembra essere una motivazione più che valida.
Inoltre, stando alle parole dello stesso Sobjanin, l’amministrazione comunale ha promesso di concedere ai proprietari di questi chioschi la licenza di costruire altre piccole strutture commerciali in luoghi più consoni, purché tutti gli impianti siano a norma.
Aleksej Nemerjuk, direttore del Dipartimento del Commercio e dei Servizi di Mosca, ha fatto notare che il volume delle costruzioni in cui si trovavano questi negozietti rappresentava meno dello 0,1% di tutti gli edifici commerciali presenti nella capitale.

Si tratta di un caso difficile da valutare nel suo insieme: pareri contrastanti hanno caratterizzato sia la MosGorDuma (sorta di Parlamento regionale moscovita) sia alcuni deputati federali. Perfino l’ex sindaco Luzhkov si è espresso in merito, sottolineando come queste demolizioni abbiano eliminato centinaia di posti di lavoro.
Di certo, sarebbe utile un approccio un poco più assennato, con una valutazione differente caso per caso, a seconda delle diverse circostanze. Ma, giunti a questo punto, la parola passa ai giudici.

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