Quando l’arte diventa scomoda.

pavlenskijIl concorso statale Innovacija premia, ogni anno, i lavori e le performance più meritevoli nel campo dell’arte contemporanea. Quest’anno gli organizzatori hanno escluso dalle nomination per “Miglior opera dell’anno” la controversa performance di Petr Pavlenskij, artista che lo scorso novembre aveva dato fuoco alla porta della Lubjanka, sede dell’FSB.


_Chi è Petr Pavlenskij
Ormai è chiaro a tutti: il percorso artistico di Petr Pavlenskij è destinato per sua natura a far discutere. Classe ’84, si è formato artisticamente nella Pietroburgo degli anni 2000, periodo cruciale per la storia recente della Russia. Come spesso accada in Russia, l’artista non è mai completamente estraneo all’ambiente politico e agli umori del popolo che lo circondano.
È infatti il 2012 l’anno della svolta per Pavlenskij. In un anno di fatto politicamente turbolento per il Cremlino, l’artista fonda, insieme ad Oksana Šalygina, Politicheskaja Propaganda (Propaganda Politica), rivista online disponibile anche in inglese incentrata sull’arte contemporanea e sul suo contesto politico. L’obiettivo è quello di superare lo “sciovinismo culturale applicato dal governo.”
Sempre in quell’anno, l’artista pietroburghese si cucirà la bocca con ago e filo davanti alla Cattedralec di Kazan’ a Pietroborugo. L’atto è una protesta contro l’arresto di alcuni membri delle Pussy Riot, note ormai anche in Occidente. Le autorità impongono un’analisi psichiatrica, ma gli stessi specialisti lo dichiareranno sano e ne consentiranno il rilascio poco dopo l’episodio.
Nel 2013 il nome di Pavlenskij rimbalza in molti titoli della stampa russa e internazionale dopo che l’artista, completamente nudo, aveva inchiodato il suo scroto al pavé antistante al Mauseoleo di Lenin a Mosca. Con questa performance, chiamata “Fiksacija” (Fissazione), l’artista voleva sottolineare l’apatia della società russa.
Pavlenskij è passato agli onori della cronaca anche lo scorso novembre. Per la sua performance “Ugroza” (Minaccia), l’artista ha dato fuoco al portone della Lubjanka, sede centrale dei servizi segreti russi (FSB). La notte del 9 novembre 2015 gli è però costata la libertà: attualmente è sotto perizie psichiatriche presso un istituto moscovita.

Поджог-ФСБ

_Esclusione dal Concorso
Proprio la performance “Ugroza” è stata esclusa dal Concorso Innovacija. Gli organizzatori hanno motivato la scelta affermando che “è stata compiuta un’azione che è andata ad infrangere le leggi e a provocare un danno materiale”. Queste sono state le parole di Michail Mindlin, direttore del Centro Statale di Arte Contemporanea.
La situazione ricorda quanto successo nel 2011: in quell’anno gli organizzatori esclusero dal Concorso la performance del gruppo artistico Vojna (Guerra), che aveva disegnato un gigantesco fallo su un ponte pietroburghese, come segno di protesta contro l’FSB. Anche in quell’occasione i giurati del Concorso tentarono di escludere l’opera, salvo poi riammetterla su pressione dell’opinione pubblica (la performance, alla fine, vinse).

Ci sono però delle differenze. La performance di Pavlenskij è più radicale, dato che non si tratta di graffiti, ma di un incendio doloso. Inoltre, per l’artista non è importante solo l’atto in sé, ma anche le conseguenze: vuole essere giudicato per terrorismo, così come per lo stesso identico motivo sono stati giudicati terroristi alcuni nazionalisti della Crimea e i membri dell’ABTO, nucleo terrorista di stampo nazionalista. Insomma, dopo l’annessione della Crimea è cambiato anche il clima politico e ora molti gesti d’opposizione, anche in campo artistico, comportano conseguenze molto più serie.

_Si accende il dibattito
In ogni caso è evidente come in cinque anni, la comunità artistica e gli organizzatori del Concorso non siano stati in grado di stabilire chiaramente entro quali paletti è possibile muoversi nell’arte contemporanea. Cosa è “arte” e cosa non lo è? Come comportarsi con la censura? Sono domande lecite a cui è difficile dare risposta, non solo in Russia.
A questo proposito è intervenuto Valentin D’jakonov su Kommersant. Il giornalista definisce le performance di Pavlenskij come”un surrogato di vita sociale e politica, un’immagine grottesca abbastanza diffusa nell’ambiente creativo della società.”
Il giornalista ha aggiunto che “le persone lontane dall’arte compiono quotidianamente piccoli gesti di sabotaggio o di disubbidienza civile, mentre gli artisti ricercano immagini, modelli. Escludere dalla nomination di un concorso questi gesti è facile: occorre solo definire l’opera d’arte come un qualcosa da esibire in un contesto adeguato e in appositi luoghi. Confinare l’opera d’arte fra le quattro mura di uno spazio espositivo. In caso contrario, non ci sarebbero motivi di bandire questo genere di performance dal Concorso: nella cultura contemporanea chiunque può dichiararsi artista, e superare i limiti dei musei e delle gallerie per andare verso la strada e su video Youtube accessibili a tutti.”
Insomma, andrebbe riconsiderato nuovamente il concetto stesso di opera d’arte.

Una questione ben più importante è la politicizzazione dell’arte e della vita artistica. Pussy Riot, gruppi artistici come Vojna e lo stesso Pavlenskij sono soliti farcire le loro produzioni artistiche di significati politici. Certamente, ogni opera artistica, una volta sottoposta al giudizio della comunità, può essere interpretata come una componente sia estetica che politica del programma di un dato artista. Ma in ogni caso non si deve commettere l’errore di considerare il Concorso Innovacija come un’arena politica filo-governativa. I vincitori non vanno e non andranno in alcun modo associati con la politica ufficiale del governo.

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