Turismo russo: fra crisi e opportunità

Il mondo del turismo russo sta subendo una trasformazione legata alla crisi economica che ha colpito la Russia negli ultimi due anni.
Sempre meno russi vanno in vacanza all’estero e sempre più tour operator si trovano in difficoltà, mentre lo stato coglie la palla al balzo per lanciare il turismo interno, promuovendo i viaggi in Russia.

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Il dato più eclatante, come riportato dal vicepresidente dell’associazione tour operator russi in un’intervista alla rivista russa Snob, è forse questo: delle 2030 aziende russe che operavano nel settore del turismo all’estero all’inizio del 2015, oggi ne rimangono solo 717.
In parole povere, in un solo anno 2/3 dei tour operator russi hanno chiuso oppure hanno riconvertito la propria offerta concentrandosi sul turismo interno.

Il 2015 è stato un anno molto difficile per l’economia russa. Il crollo del prezzo del petrolio (da cui dipendeva più del 50% delle entrate statali) ha innescato una reazione a catena che ha portato al crollo del valore del rublo, all’aumento dell’inflazione e, di conseguenza, a un particolare calo del potere d’acquisto.
La crisi sta pesando molto sul portafoglio dei russi, che hanno iniziato a risparmiare sul cibo, sui beni di consumo e, quindi, anche sulle vacanze.

Mentre molti preferiscono restare a casa del tutto, fra chi ancora può permettersi di andare da qualche parte sono sempre meno le persone che dispongono di abbastanza soldi per viaggiare all’estero, dove – per chi proviene dal rublo – tutto costa il doppio rispetto a due anni fa.
Nel 2015 è stato registrato il più grande calo nei viaggi all’estero degli ultimi 15 anni. Secondo Rosturism (l’agenzia federale russa del turismo), la domanda nel campo del turismo estero è diminuita di oltre il 40%.
I paesi dell’Unione Europea hanno perso in media il 34% dei loro turisti russi, mentre le perdite superano il 50% per India, Cina e Tailandia e raggiungono il picco massimo in paesi come la Tunisia (-83%) e la Repubblica Dominicana (-88%).
E’ anche doveroso ricordare che, dopo la morte di oltre 200 cittadini russi in un attentato terroristico, nel novembre 2015 la Russia ha interrotto tutti i voli da e per l’Egitto e ha provveduto al rimpatrio di tutti i turisti russi che si trovavano nel paese.
Un mese più tardi la crisi internazionale con la Turchia ha posto fine alla cooperazione fra i due stati nel settore dei turismo e alla cessazione di tutte le attività di tour operator russi nel paese (oltre a una serie di sanzioni di carattere economico e politico).

In questo contesto, lo stato sfrutta queste circostanze per promuovere fortemente il turismo all’interno dei confini russi, puntando sulle grandi città (Mosca, San Pietroburgo, Vladivostok, Kazan), su destinazioni di interesse naturalistico (come il Lago Bajkal e Altaj) e su località al centro della cronaca degli ultimi anni (ma già tipicamente turistiche) come Soči e la Crimea.
Rosturism stima che il turismo interno potrà registrare un incremento di 3-5 milioni di persone nel corso del 2016.
In particolare la Crimea, fin dalla sua annessione alla Russia avvenuta nel marzo 2014, è stata oggetto di una forte campagna pubblicitaria e di investimenti volta a rilanciarne l’economia, dipendente in larga parte dal turismo. I media russi celebrano i traguardi raggiunti dal turismo in Crimea e a Sebastopoli, ma spesso l’impressione che viene suscitata nel pubblico è ancora lontana dalla realtà.
Pur crescendo del 34% rispetto all’anno precedente, nel 2015 la Crimea ha ospitato 3,9 milioni di turisti, contro i 6,1 milioni del 2012.
Chiaramente, il numero dei turisti che visitano attualmente la Crimea è ancora di gran lunga inferiore ai livelli raggiunti prima dell’annessione, quando la penisola faceva ancora parte dell’Ucraina.
Le difficoltà di tipo logistico complicano ulteriormente la situazione. La penisola non possiede un collegamento territoriale diretto con la Russia, dalla quale è separata dallo Stretto di Kerč, via mare, oppure, via terra, da diverse centinaia di km di territorio ucraino, inclusa una zona di guerra a ridosso del confine russo.

Per concludere, vogliamo citare un dato curioso. Nonostante tutto, lo shock negativo sotto il profilo turistico non sembra aver invertito una tendenza che si è dimostrata costante negli ultimi due decenni: il numero di russi che – per diversi motivi – sono andati all’estero è aumentato ogni anno.
Se nel 1999 ben l’85% degli intervistati non era stato all’estero negli ultimi 5 anni, tale dato era sceso al 68% nel 2014 e, nonostante la crisi, ha continuato a calare fino al 65% nel dicembre 2015.

Fonti:
https://snob.ru/selected/entry/104250
http://money.cnn.com/2015/12/09/news/economy/russian-tourists-foreign-trips/
http://www.levada.ru/2016/01/20/poezdki-za-granitsu-2/
http://sputniknews.com/russia/20151130/1030991497/russia-tourism.html
http://ria.ru/society/20151126/1328867820.html
http://en.interfax.com.ua/news/economic/134527.html
http://www.themoscowtimes.com/business/article/crimea-tourism-improves-34-percent-still-below-pre-annexation-levels/537255.html

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