ON THE ROAD: La Russia di provincia tra bellezza e degrado

Nell’ottobre 2015 Carlo Alberto Miani è stato a Rostov Velikij, una cittadina nel cuore della provincia russa, dove ha visto una realtà completamente diversa da quella delle grandi città. Questo è il suo racconto.
(Tutte le foto sono dell’autore)

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Mosca e la Russia di provincia non sono lo stesso paese. E non si trovano nemmeno nello stesso mondo.
Le distanze sociali e culturali sono così ampie che sembra di avere a che fare con due universi paralleli.
Scendere dal treno dopo “solo” tre ore di viaggio è come varcare un portale spaziotemporale e ritrovarsi catapultati in un’altra galassia.

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Rostov Velikij è una cittadina di 30.000 anime, nonché una delle gemme dell’Anello d’oro. Si trova a “soli” 300 km da Mosca, ma viste le sue condizioni fa parte a pieno titolo della ‘glubinka’, la Russia di provincia.
Potrebbe attirare turisti da tutto il mondo, ma in realtà è una città poverissima e, dal momento che i pochi turisti sono prevalentemente russi, non vale nemmeno la pena di nascondere la polvere sotto il tappeto.
Le strade del centro pullulano di vecchie chiese malandate, edifici fatiscenti e case pericolanti. Ci anche sono un paio di edifici bruciati.
La cosa più incredibile è che tutto ciò si trova a una decina di metri scarsa dal bellissimo Cremlino di Rostov, meta che attira visitatori da tutta la Russia.

Il sabato sera il centro città è vuoto, buio e senza vita come il più piccolo paesino di campagna.
Se a Mosca rifanno l’asfalto una volta ogni due mesi (no kidding!), le strade di Rostov sono un paesaggio lunare. Nel senso che solo sulla Luna ci sono più crateri che nel piazzale della stazione dei treni.
Io e i miei amici passiamo la serata in un sudicio disco-pub nel retro di un mercato. Qui i russi di provincia sfogano lo stress al bancone e sulla pista da ballo.
E’ pieno di ragazze ma guai ad avvicinarsi. A pochi metri il fratello/fidanzato/marito di ognuna di loro fa la guardia in disparte ma vigile, in piedi e con le braccia conserte come il più cattivo dei buttafuori.
Alcune ragazzine di 15-16 anni ballano per ore di fronte a uno specchio.
I bagni del locale sono come quelli del villaggio olimpico di Sochi: due cessi in coppia nello stesso gabinetto.

La mattina successiva visitiamo il cremlino, la gemma che rende Rostov così rinomata e che si erge letteralmente a cinque metri dallo sfacelo totale.
Non ho mai visto una bellezza così immensa e folgorante circondata da così tanto degrado.
Il Cremlino di Rostov sembra un castello delle fiabe. Bianco sgargiante, pieno di torri, guglie e tipiche cupole russe, a pochi metri da un lago incantevole.
Tuttavia pure Uspenskij Sobor, la basilica ortodossa del cremlino sembra la sintesi perfetta di questo angolo di mondo: maestosa e di una bellezza impeccabile fuori; marcia dentro.

Davanti al cremlino c’è il Nero, un lago. Ne percorriamo la riva per un paio di chilometri. Il panorama è spettacolare, il tempo sereno, l’aria fresca e pulita.
Nonostante tutto lo scombussolamento emotivo appena subito, qui mi sento in pace con me stesso e col mondo.

Arriviamo alla nostra destinazione: il monastero Spaso-Jakovlevskij.
L’interno del convento è molto carino e, salendo sulle torri della cinta muraria, si può godere di una vista mozzafiato.
Tuttavia anche qui, aver goduto di cotanta bellezza, torniamo alla realtà.
Le mura sul retro del convento sono piene di crepe e muffa (sono diversi anni che qualcuno non dà una botta di vernice).
Davanti all’ingresso principale, affianco ai banchetti dei souvenir, anziane signore cercano di vendere i loro pochi averi in bancarelle improvvisate: guanti e cappellini di lana, frutta, santini religiosi e pesce essiccato.

Insieme ai miei compagni di viaggio Alberto, Cecilia, Erika e Nicola, passo le ultime due ore a Rostov aspettando il pullman per Mosca.
Le cassiere della stazione degli autobus non sembrano voler vendere un singolo biglietto perché dicono a tutti di rivolgersi direttamente al conducente, sia per le corse urbane che per quelle extraurbane. Insomma, non capisco bene a che cosa serva questa biglietteria.
Il piazzale della stazione è infestato da cani randagi piuttosto grossi ma dall’aspetto inoffensivo, rassegnato e molto affamato.

E’ un peccato che un angolo di mondo così bello sia così abbandonato a se stesso.

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