Riga: che aria tira

_ Nel maggio 1991 iniziava l’allontanamento di Riga da Mosca, con la dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte della repubblica baltica. Cosa è cambiato in questi anni?
latvia

 
_ Un quarto di secolo fa la Lettonia dichiarava unilateralmente la sua indipendenza dall’URSS. Negli ultimi 25 anni questo paese da poco più di due milioni di anime ha fatto impressionanti balzi in avanti nella corsa a Occidente.
Con buona pace di svedesi e polacchi, riusciti una volta per tutte a sottrarre i baltici da qualsiasi egemonia russa o tedesca, la Lettonia segue i destini delle sue due repubbliche sorelle, Estonia e Lituania.
Il 1° maggio del 2004 le tre repubbliche fanno il loro ingresso nell’UE, seguito poco dopo dall’entrata nell’alleanza atlantica. L’adesione alla NATO dei baltici, un deterrente con chiare funzioni antirusse, tuttavia non viene contestato molto dal Cremlino, occupato da ben altre incombenze, come la crisi del Pankisi. Solo negli anni seguenti i russi si accorgeranno del gran deposito bellico che l’alleanza sta schierando (tuttora in fase di ampliamento) nel Baltico.
 
_ Eppure i tre piccoli stati baltici condividono enormi problematiche ereditate dal loro passato sovietico. Prima fra tutte, la presenza di forti minoranze russofone, ad oggi prive di diritti fondamentali, nonostante l’europeizzazione della pribaltika, l’insieme delle repubbliche baltiche.
In Lettonia, la crescente ostilità tra i differenti gruppi sociali ha portato alla riesumazione della storiografia nazista. Recentemente, nei testi scolastici, sono stati riabilitati criminali di guerra come Friedrich Jeckeln, SS responsabile del massacro di 25’000 ebrei lettoni alle porte di Riga. Al contrario, partigiani ed eroi di guerra sovietici sono stati spesso bollati come traditori e spie al servizio di Mosca. I media hanno portato avanti massicce campagne mediatiche atte a screditare tutto ciò che in epoca sovietica veniva glorificato come memoria collettiva; tutto ciò senza contare i memoriali dei campi di sterminio, spesso dimenticati in favore di cerimonie dichiaratamente neonaziste, dove la presenza di personalità politiche ha fatto discutere molto (soprattutto con gli alleati israeliani).
 
_ Nonostante le politiche di cittadinanza chiaramente discriminatorie, la situazione non cambia. A lanciare l’allarme non sono ONG tacciate di connivenza con la Lubjanka, ma una fonte al di sopra di ogni sospetto come il CIA World Factbook. Secondo i dati statistici raccolti, il 62% di abitanti “etnicamente lettoni” del 1991 è in costante declino, a favore dell’immigrazione di nuovi russi, ucraini e bielorussi. Neanche la forte crisi finanziaria, che ha completamente messo in ginocchio l’economia lettone, è riuscita a dissipare il clima di diffidenza nei confronti delle minoranze. Al contrario, ha favorito una spaccatura ancora più netta, non solo sul piano culturale ma anche su quello politico: il 2009 è l’annus horribilis delle coalizioni di governo, che sono raggiunte dal neonato partito russofono, il Centro per l’Armonia. Il Centro si aggiudica 24 seggi sui 100 totali della Saeima lettone, diventando il partito maggioritario; al parlamento europeo riesce ad ottenere un seggio, mentre il suo leader, Nils Usakovs, che è etnicamente un russo, si impone come sindaco di Riga.
Inoltre, in Lettonia urgono riforme sul sistema dei passaporti: attualmente sono in vigore due tipologie di passaporto, uno rosso, e un altro grigio (krieviete) valido per i russofoni. Dall’entrata dei paesi baltici nell’area Schengen, più di 500’000 “fantasmi” sono intrappolati in un limbo giuridico. Istituzioni europee e ONG hanno più volte esercitato pressioni affinché i paesi baltici firmassero le convenzioni sulla riduzione dell’apolidia, ma le misure finora attuate sembrano sempre più una scusa per non agire.
 
_ Tuttavia la forte presenza dei russofoni nelle città principali non riesce ad impedire manifestazioni e commemorazioni di stampo neonazista: lo scorso 16 marzo, come ogni anno, è stata indetta a Riga la marcia delle SS lettoni. L’evento, che ha raccolto una forte partecipazione dai vicini stati baltici e dalle zone rurali (dove i lettoni sono in maggioranza), ha registrato momenti di tensione. Graham Phillips, giornalista freelance inglese, è stato arrestato ed espulso dal paese dopo aver intervistato alcuni militanti di estrema destra.

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Commemorazione del 16 marzo dedicata alle SS lettoni 

 
_ A distanza di 26 anni la Lettonia appare come un paese spaccato, molto più di quanto lo fosse nel 1991. I media locali ci tengono a presentare una versione paradisiaca della situazione, e cercano di stendere il silenzio totale sulla faccenda, spesso pubblicando storie ben confezionate di famiglie interculturali. Di rimando, le ONG a difesa dei diritti dei russofoni si appellano in continuazione alle istituzioni europee: la paura della ri-annessione allo stato più esteso del mondo può davvero giustificare tutto ciò?
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