Georgia: dalla città alla campagna

_ di Lucia Jacovone

_ Narra la leggenda: “All’origine dei tempi mentre Dio distribuiva porzioni di Terra ai popoli, i Georgiani stavano festeggiando e bevendo. Quando si recarono da Dio, tutte le terre erano ormai state distribuite. Al che i Georgiani dissero a Dio che stavano brindando e festeggiando in Suo onore e Dio li volle premiare donando loro la parte di Terra che aveva riservato per sé.” Jac1_ Quando si parla di Georgia spesso si cade nella falsa credenza che Georgia equivalga a Tbilisi, dove è concentrata la maggior parte della popolazione. L’errore è quello di dimenticare le meraviglie che circondano la capitale. Questo fine settimana ho avuto la possibilità di visitare un villaggio in campagna. Un’esperienza indimenticabile. Appena fuori Tbilisi il panorama che si distende è costituito da montagne ricoperte di tutte le tonalità di verde, interrotte solo da alberi di color rosa o giallo. Inaspettatamente, i torrenti confluiscono in fiumiciattoli che sbucano ai lati della strada, poi scompaiono nel folto bosco per ricomparire dopo qualche chilometro in laghi di media grandezza.

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_ Dopo sei ore di viaggio in marshrutka finalmente raggiungo la destinazione: Abasha, quasi 300 km a ovest di Tbilisi, regione di Samegrelo-Zemo Svaneti.
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_ Presto mi rendo conto della costituzione del posto: su ogni lotto di terra c’è una casa circondata da alberi e piante. Quasi delle villette. Un quadro idilliaco che mi lascia senza parole. Proseguendo in groppa alla mia graziella sovietica, ammiro quel paesaggio dove la natura prevale sulla mano egoista dell’uomo. Anzi, devo ammettere che egoismo e natura si sposano quasi bene.
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_ L’ultima pennellata al dipinto è data mucche, paperelle, maiali e cavalli che pascolano e prendono il sole indisturbati. Nel cielo gli uccelli cinguettano e svolazzano, cantando le loro canzoni preferite. Si respira primavera. Potrei racchiudere l’atmosfera in cui sono immersa in una sola parola: libertà. A sei ore dalla capitale, la vita ritorna alle sue origini e riprende colore.
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_ Parlando con dei conoscenti scopro che il solo riscaldamento delle case è costituito da una stufa a legna e molte di esse non hanno acqua corrente. L’acqua di cui dispongono proviene dal pozzo situato vicino alla casa. Di conseguenza, come potrete ben immaginare, niente acqua calda se non riscaldata sulla stufa ma soprattutto, le stesse condizioni valgono anche per l’inverno (con -5 gradi!). Il mio stupore, a questo punto, non è più solo il mio. E penso: com’è possibile che anziani e non siano in grado di sopravvivere senza acqua corrente o riscaldamento? O siamo noi ad essere “troppo” abituati alle nostre comodità? In ogni caso nella semplicità delle loro condizioni queste persone vivono felicemente la loro vita.

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Dio ha creato la Terra senza nazionalità
– Tassista georgiano

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