La Guerra Fredda ai tempi di Eurovision

_ di Andrea Castagna

_ Tutto pronto per il gran finale di stasera, 14 maggio. Noi diamo un’occhiata all’Ucraina, presente all’Eurovision con una canzone in russo, inglese e tataro sulla deportazione dei Tatari di Crimea. Anche la cantante è tatara di Crimea la sua presenza ha fatto discutere. Vediamo perché. eurovision_ Chiunque segua l’Eurovision Song contest, il festival della canzone europea, sa bene come la portata questo evento collettivo vada ben oltre le esibizioni dei singoli cantanti. Nato oltre sessant’anni fa con lo scopo di unire musicalmente l’Europa, Eurovison è seguito ogni anno da centinaia di milioni di persone in ogni angolo d’Europa, che si ritrovano puntualmente davanti alla TV per tifare la propria nazione. E benché le canzoni dal contenuto politico siano strettamente proibite dal regolamento e dagli organizzatori, molto spesso la le rivalità fra nazioni e la geopolitica influenzano moltissimo l’andamento e l’esito della gara. Non è perciò un caso che Russia e Ucraina, negli ultimi anni, abbiano trovato nell’arena di Eurovision il terreno ideale per uno scontro che di musicale ha però ben poco.

_ Come quest’anno, quando a rappresentare l’Ucraina sarà la popolarissima cantante R&B Jamala. Nata in Kirghizistan, in una famiglia di Tatari di Crimea deportati in Asia Centrale durante gli anni dello Stalinismo, Jamala si è sempre contraddistinta per la capacità di coniugare la sua anima soul con dei testi che richiamano la secolare tradizione folk tatara. La sua canzone per Eurovision “1944” è però qualcosa di ancora più complesso. E’ uno struggente testo in Tataro e in Inglese, introdotto da alcune parole in Russo, che parla della sconvolgente esperienza della deportazione dei Tatari di Crimea. Attraverso la melodia malinconica, che per sua stessa ammissione è inspirata agli adhān, i richiami della preghiera per i mussulmani, Jamala racconta la storia della propria famiglia e in particolare di come il popolo tartaro venne forzatamente deportato dalla Crimea da “stranieri che vengono nella tua casa […] e ci uccidono tutti”

jamala

La cantante ucraina Jamala

_ Eppure in molti hanno visto in “1944” anche un inno di protesta contro l’annessione russa della Crimea. Jamala è infatti la principale figura culturale di riferimento per la comunità dei Tatari di Crimea, tanto che proprio durante i drammatici momenti post-referendum del 2014, la sua intera famiglia è stata minacciata e costretta a scappare dalla penisola per rifugiarsi a Kiev. Inoltre, la cantante e attivista politica Ruslana, uno dei giudici ucraini incaricati di scegliere la canzone per il festival, ha dichiarato che “1944” è la canzone più adatta a rappresentare l’Ucraina poiché “riguarda precisamente ciò che l’Ucraina sta soffrendo oggi” dopo la guerra nel Donbass e la perdita della Crimea.
Del resto però, sia Russia che Ucraina non sono nuove a provocazioni del genere ad Eurovision. Nel 2007, l’artista transgender ucraino Verka Serduchka si aggiudicò la medaglia d’argento della gara con la controversa canzone “Dancing Lasha Tumbai”, il cui il ritornello, cantato in un’improbabile dialetto mongolo, suona chiaramente come “I want to see Russia goodbye”. L’esibizione di Verka Serduchka colpì così tanto l’opinione pubblica in Russia e in Ucraina che alcuni politici della Rada, il parlamento ucraino, organizzarono una vera e propria campagna mediatica contro la canzone.
Nel 2009 invece, la cantante Anastasia Prikhodko, dopo aver perso le selezioni per l’Ucraina, decise con un atto chiaramente provocatorio di accettare l’invito a gareggiare per la Russia. La sua canzone “Mamo”, il cui testo è metà in Ucraino e metà in Russo, suscitò ovviamente numerose polemiche, sia a Kiev che a Mosca, che coinvolsero persino l’allora presidente ucraino Viktor Yushchenko.

_ Insomma, anche quest’anno Eurovision sarà certamente ben più di un festival canoro. E milioni di persone, fra Ucraina e Russia, si troveranno nuovamente a confrontarsi più sul piano ideologico che sul piano musicale. Con buona pace dello spirito, del regolamento e degli organizzatori della gara.

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