Da quando la Russia è un orso?

_ Da più di un secolo la Russia è stata spesso dipinta come un orso. Animale corpulento e massiccio, talvolta feroce, sempre imprevedibile. Ma da dove nasce il binomio Russia-orso?bea
_ A trovare il bandolo della matassa ci pensa Andrej Rossomachin, creatore del progetto storico-artistico “La Russia agli occhi dell’Occidente”, attivo nella ricerca nell’ambito delle rappresesentazioni della Russia nella cultura europea negli ultimi 250 anni.
L’obiettivo dello storico dell’arte è quello di ricreare una storia “visuale”, composta da illustrazioni, mappe satiriche, vignette, caricature, manifesti, fotografie. L’intenzione è quindi di spostare l’attenzione dal testo all’immagine, considerandola come un documento storico. Chiaramente, in questa ricerca l’immagine dell’orso ha subito destato l’interesse dei ricercatori .

_ Da dove nasce dunque la metafore che dipinge la Russia come un orso? A dir la verità, in Russia la metafora è diventata produttiva solo nell’ultimo ventennio, essendo oggi l’orso il simbolo del principale partito politico del Paese. Prima, l’unica occasione in cui Mosca ha deliberatamente scelto di vestirsi da orso si è avuta nel 1980, in occasione dei Giochi Olimpici e della loro mascotte Miška.

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Mishka – mascotte di Mosca 1980

_ È in Europa che l’orso sembra spopolare sugli stemmi di molte città o sull’araldica nobiliare. Nella storia russa, invece, sia sotto lo zar che durante il periodo sovietico, mancava l’identità “urside” (fatto salvo qualche totem pagano in tempi remoti).
Anzi, nel folclore russo l’orso non ha proprio una reputazione rispettabile: solitamente, è dipinto come un essere poco sveglio, di certo meno sagace di formiche, lepri e volpi.

_ La rappresentazione dell’orso russo è di origine inglese. Si tratta di una metafora sviluppatasi circa 300 anni fa, quando le prime raffigurazioni episodiche apparvero nel Regno Unito. Tuttavia, già nel XVI secolo le prime carte europee (soprattutto olandesi e svedesi) sulla Moscovia riportavano l’orso come elemento di confine nelle lande centro-orientali dell’Europa. Basti pensare alla Carta Marina di Olao Magno (datata 1539) o ad alcune xilografie polacche dei primi anni del ‘600. Eppure, in queste rappresentazioni non c’era né scherno né carica ideologica, essendo l’orso un semplice elemento esotico tipico delle terre orientali.

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Particolare della “Carta Marina” di Olao Magno

_ I primi “orsi russi” utilizzati in tono satirico apparvero sul finire degli anni ‘30 del XVIII secolo, durante la guerra russo turca (1735-1739). Non era satira nel senso moderno, ma complesse allegorie, ricche di sottotesti, differenti personaggi e simboli. Si pensi per esempio alla caricatura conosciuta come La corsa europea (The European race), che ebbe molto successo in Gran Bretagna. Per la prima volta, la Russia è posta sullo stesso piano degli altri Paesi europei, raffigurata proprio da un orso sul cui dorso siede un russo in abiti medievali (arcaizzazione importante, dato che Pietro già da tempo aveva aperto una finestra sull’Europa). Oltre all’orso russo, si riconoscono l’elefante turco, il lupo spagnolo, la volpe francese, l’aquila austriaca, il bulldog e il leone inglesi, il maiale olandese. Presenti anche altre allegorie, legate al commercio e all’idea di Europa e di Regno Unito.

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The European Race (Orso russo al centro)

_ Il XVIII è, in fin dei conti, il secolo d’oro della caricaturistica inglese, con migliaia e migliaia di vignette politiche. Una piccola curiosità: l’Ermitage di San Pietroburgo ospita ben 8 000 esemplari di questi disegni satirici (il British Museum arriva a 14 000 originali). E non è sempre facile risolvere il rebus insito in ogni caricatura, tentando di chiarire il preciso contesto storico e le intenzioni dell’autore, decifrando ogni allusione e ogni simbolo presente in una data raffigurazione.

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Leone inglese, orso russo e gatto persiano ai tempi del “Grande Gioco” (1911)

_ In Russia il boom delle caricature a sfondo politico si ebbe durante e subito dopo le guerre napoleoniche, quando tra il 1812 e il 1815 comparvero oltre 200 raffigurazioni satiriche, con il picco massimo raggiunto nell’inverno del 1813. La questione del primo orso “made in Russia” rimane ancora oggi dibattuta. La teoria più accreditata vede la prima autorappresentazione urside nel 1877, con la comparsa di una caricatura nel giornale Budi’lnik (La sveglia). Con tutta probabilità, si tratta di un calco del Russian Bear inglese. Una metafora importata, si potrebbe dire. Tuttavia, si tratta di un episodio singolo, prima della lunga pausa fino alla guerra con il Giappone.

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Caricatura francese del 1854

_ Com’è la situazione oggi? In Russia oggi la tradizione della caricatura politica non è radicata come in Occidente (Sergej Elkin a parte, sempre attivo su RIA Novosti). Eppure, in Russia l’immagine dell’orso è florida e molto produttiva, dai loghi dei partiti ai simboli di alcuni club sportivi, dalle lattina di birra ai pel’meni surgelati. L’orso è ormai uno dei brand nazionali, in molti contesti politici, commerciali e culturali.

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Logo di Russia Unita, il partito maggioritario in Russia

_ Anche in Occidente l’orso è estremamente produttivo nella personificazione della Russia e, nell’ultimo periodo, ha assunto connotazioni marcatamente negative, diventando un emblema della russofobia europea. In questo ambito l’immagine dell’orso può turbare ancora di più i rapporti culturali tra l’Europa e la Russia, sedimentandosi nella coscienza collettiva, trasformandosi in stereotipo e cliché. Per un osservatore esterno, infatti, a giudicare dalle caricature ursidi la Russia non è che un Paese amico di dittatori e fortemente legato al proprio apparato militare. E in questo si perdono le potenzialità dell’immagine di orso che tutti noi abbiamo: un personaggio positivo (basti pensare ai comunissimi Teddy Bear e a Winnie the Pooh) o almeno un importante alleato.

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La minaccia dell’orso, pamphlet americano (1953)

 

 

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Moderna rappresentazione dell’orso russo (2015)

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