Italia e Russia, quale futuro? Conversazione con Sergio Romano

_ di Andrea Castagna

Sergio Romano non è solo una delle firme di punta del Corriere della Sera. E’ stato dal 1985 al 1989 ambasciatore italiano in Unione Sovietica ed è uno dei massimi esperti mondiali delle relazioni politiche e culturali tra i paesi dell’Europa Occidentale e Mosca. Lo abbiamo incontrato alla Fondazione Cini, nella bellissima cornice dell’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, al convegno organizzato da Reset DOC sullo “Stato e ideologie politiche nella Russia di oggi”. Con lui abbiamo provato a ragionare sulla complessa storia del filo rosso che lega Italia, Russia ed Europa.romaa
_ Dottor Romano, l’Italia, rispetto ad altri paesi europei, ha da sempre un rapporto privilegiato con la Russia, non solo da un punto di vista culturale, ma anche politico ed economico. Il recente bilaterale fra Matteo Renzi e Putin sembra confermare l’esistenza di questo legame. Da dove nasce tutto ciò?
Ci sono innanzitutto delle ragioni politiche. Già dalla fine dell’Ottocento i rapporti fra Italia e Russia erano buoni perché sono due paesi che non avevano interessi divergenti territoriali. Inoltre l’amicizia con la Russia compensava per il Regno d’Italia l’egemonia di Francia e Germania sul continente europeo. E quindi non abbiamo vecchie questioni politiche e territoriali da sistemare con Mosca. Ma credo che quello che abbia maggiormente contribuito a rafforzare i legami fra Italia e Russia è il fatto che noi Italiani siamo diventati, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il primo paese che ha sdoganato l’U.R.S.S. sotto il profilo economico. E questo è dovuto ad Enrico Mattei (NDR primo presidente dell’ENI) che aveva stabilito degli ottimi rapporti con le industrie petrolifere sovietiche. E naturalmente la Russia è da sempre grata all’Italia e a Mattei per questo.

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Mosca, 1960 – Il Vice Primo Ministro Aleksej Nikolaevic Kosygin ed Enrico Mattei al tavolo [Foto Enistoria]

_ L’Italia però ha anche contribuito a migliorare la produzione automobilistica sovietica.
Esatto. Ci dimentichiamo spesso che l’Italia è stato il primo paese che ha aiutato la Russia a motorizzarsi su ampia scala con gli impianti a Togliatti (NDR città russa denominata così in onore di Palmiro Togliatti, che grazie al supporto logistico della FIAT divenne il cuore pulsante dell’industria automobilistica sovietica). Al di là dell’aspetto economico però, tutto ciò ha creato una familiarità di certi ceti industriali italiani con la “macchina economica sovietica.” Io mi ricordo molto bene che quando ero a Mosca, i rapporti tra gli industriali italiani con i sovietici erano molto più distesi di quello dei francesi o degli inglesi. Oserei dire che fra noi e i russi esistesse un rapporto quasi familiare.

_ Questa situazione aveva un risvolto anche politico e diplomatico?
Certamente. Andreotti in particolare cercava costantemente di migliorare le relazioni con Mosca perché questo contribuiva, secondo lui, a rendere la Guerra Fredda meno fredda e quindi meno pericolosa. Tuttavia questi rapporti non sono mai stati visti di buon occhio dagli Stati Uniti. Però all’Italia, in questo ambito, dell’opinione di Washington importava ben poco.

_ Attualmente invece l’Italia può ancora essere ancora un valido alleato per la Russia all’interno dell’Unione Europea? Mi riferisco soprattutto alle sanzioni a seguito della crisi in Ucraina.
No. Credo che l’Italia non prenderà mai una posizione polemica contraria alla maggioranza dei paesi dell’Unione Europea.

_ Renzi però ha detto che con la Russia bisogna costruire ponti e che le sanzioni “non possono essere rinnovate in automatico.” Come vanno lette le sue parole?
L’Italia non può prendere una posizione nettamente favorevole alla Russia se a Bruxelles c’è una maggioranza di paesi che vuole le sanzioni a tutti i costi. In questo caso fa premio la solidarietà dell’Unione Europea rispetto ai vincoli con Mosca.

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Renzi in visita a Mosca [Foto Reuters] 

_ Dunque i legami fra Italia e Russia sono destinati ad assottigliarsi?
Io credo ci siano altri modi per cercare di rendere questa maggioranza di paesi favorevoli alle sanzioni meno compatta. Io credo che l’Italia in questo stia lavorando bene perché ha già trovato all’interno dell’Unione Europea un gruppo di paesi che considerano la Russia o un cliente o un paese con cui è possibile fare affari. Per questo credo che i rapporti fra l’Italia e la Russia non si siano assolutamente deteriorati. E la cosa interessante è che stiamo parlando di un legame privilegiato a livello nazionale e non solamente limitato ad un partito politico. Perché se un tempo erano i socialisti e i democristiani ad interloquire con il Cremlino, oggi sono sia Renzi che Berlusconi.

_ Che futuro vede quindi per i rapporti fra Occidente e Russia? E con Occidente mi riferisco anche agli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti in questo momento non hanno una vera politica estera. E non hanno nemmeno una politica nei confronti della Russia perché stanno attendendo di eleggere un nuovo presidente. Hanno però un atteggiamento sempre pregiudizialmente polemico nei confronti di Mosca perché in America c’è un diffuso sentimento di russofobia che non si è mai completamente dissipato, nonostante la caduta del regime sovietico. Per quanto riguarda invece gli altri stati europei la situazione è molto più complessa. Alla Francia, nonostante la posizione ufficiale, è dispiaciuto molto stracciare i contratti per le forniture militari alla Russia. E questo ci fa capire che i rapporti fra i paesi sono spesso molto più complicati da comprendere delle posizioni ufficiali.

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