Russia, paese “evoluzionario”: i rapporti con Mosca secondo Nina Krusciova

_ di Andrea Castagna

_ Nipote del celebre Nikita e specialista nel campo delle Relazioni Internazionali, Nina Krusciova ci spiega il suo punto di vista sulla Russia contemporanea. russs


_ Nina Krusciova non è solo una stimata professoressa di Relazioni Internazionali, con all’attivo numerosi incarichi al World Policy Institute e alla Columbia University. E’ anche la nipote di Nikita Krusciov, storico leader dell’Unione Sovietica passato alla storia per avere pubblicamente denunciato i crimini dello Stalinismo nel 1953. L’abbiamo raggiunta sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, al convegno organizzato da Reset DOC sullo “Stato e ideologie politiche nella Russia di oggi”. A margine di un suo intervento sul liberalismo e sul ruolo dell’opposizione a Putin nella Russia moderna, le abbiamo fatto un paio di domande sul passato, il presente e il futuro politico della Federazione Russa

_ Dottoressa Krusciova, un regime liberale nella Russia putiniana di oggi è pura utopia? Oppure il liberalismo ha ancora un futuro in Russia?

Mi sembra doveroso parlare di un momentaneo insuccesso per il liberalismo in Russia e questo è per me da mettere in relazione con l’intera storia della Russia, in cui l’autoritarismo ha sempre avuto un ruolo di primo piano. Se diamo infatti uno sguardo a ciò che è successo in passato, possiamo notare che la Russia ha attraversato ogni significativo cambiamento politico passando sempre da un estremo all’altro. Tutto ciò è sempre successo in un modo quasi “militante” e non è quindi una coincidenza che da una monarchia assolutista (sotto gli Zar, ndr) si sia passati ad una sorta di autoritarismo assoluto con Stalin. E dal mio punto di vista, questa è la principale caratteristica del modo di pensare della Russia che passa, in ogni cosa, da un estremo all’altro. Proprio come un’altalena.

_ Questo significa che per Lei i cambiamenti politici in Russia sono destinati ad essere sempre turbolenti?

Esattamente. Il “vecchio regime”, qualunque esso sia, in Russia viene sempre ribaltato dal “nuovo regime”, il quale si prefigge l’obbiettivo di non commettere gli stessi errori, reali o presunti tali, del vecchio corso. Ma questo è anche un serio problema. Perché quando si distrugge un sistema politico non rimane nulla su cui basare un nuovo corso ed occorre reinventare tutto. Per tanto, mi piace definire la Russia non solo come un paese rivoluzionario, ma anche come un paese “evoluzionario”. Cioè che periodicamente si trasforma ed evolve tramite repentini cambiamenti.

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Presa del Palazzo d’Inverno, 25 ottobre (7 novembre) 1917.

_ Ma questo non è comune a molti paesi?

Certamente molte altre nazioni hanno fronteggiato questo problema in passato. Ma per quanto riguarda la Russia bisogna tenere conto anche della sua estrema diversità da un punto di vista geografico. La Russia è un assoluto geografico, qualcosa di incredibilmente eccezionale per il quale è impossibile avere una coerenza da un punto di vista politico, proprio perché le sue dimensioni non lo consentono. E’ soprattutto per questo che la Russia non ha sviluppato una democrazia di stampo occidentale o un sistema liberale Stiamo parlando di un paese che in pratica congiunge la Germania al Giappone. E’ semplicemente troppo grande per essere normale.

_ Ci può fare un esempio di questa eccezionalità?
Prendiamo come esempio Boris El’cin (primo presidente della Federazione Russa dal 1992 al 1999 e predecessore di Vladimir Putin, ndr). Si presentava come tutore della democrazia in Russia ma si atteggiava a Zar. E uno degli slogan più famosi durante la sua presidenza era: “costruiremo il Capitalismo in tre anni”. Ma se il resto delle nazioni occidentali avevano impiegato oltre trecento anni per fare ciò, come si poteva pensare che la Russia sarebbe stata in grado di farcela in soltanto tre anni? Nessun paese al mondo poteva riuscirci. Men che meno la Russia con il suo enorme territorio.

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Boris El’cin

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_ Qual è quindi il più grande problema politico della Russia?
Ritengo davvero che la Russia sia un ossimoro geografico. E’ semplicemente troppo grande. E tutto ciò influenza la mentalità del suo popolo che ha sviluppato, nel corso dei secoli, una personalità dissociata. E’ un paese gigantesco dove però le dimensioni impediscono di capire quali siano i problemi interni e come risolverli.

_ E quale pensa che sia quindi il futuro della Russia?
Penso che occorra un nuovo collasso. So bene che Putin potrebbe mettermi in prigione per le mie parole, ma credo che la Russia debba avere un nuovo collasso se si vuole davvero cambiare in meglio il paese. Oppure vedrei bene la Russia come una serie di municipalità più piccole, più facili da controllare. Lo stesso Putin, in passato, aveva ventilato un’ipotesi simile. Ma credo che questa possibilità sia da escludersi. Per la Russia l’idea di grandiosità è troppo importante.

_ Sta quindi sostenendo che senza un regime autoritario la Russia è destinata a collassare?
In realtà sostengo l’esatto contrario. Se la Russia vuole diventare una nazione moderna, l’unica soluzione è il collasso dell’attuale sistema autoritario. Perché non credo che il sistema politico attuale, al giorno d’oggi, fornisca nessuna soluzione percorribile alle sfide che la Russia sta affrontando. Non che le democrazie occidentali abbiano sempre risposte pronte, però se vogliamo che la Russia diventi un paese tecnologico, moderno, liberale ed efficiente occorre ripensare all’idea stessa di Russia. Perché un paese così grande non può essere gestibile. E di fatti non lo è.

_ Lei risiede ormai da parecchi anni negli Stati Uniti. Come viene percepita la Russia di oggi dagli expat russi negli Stati Uniti?

Sfortunatamente non ho più molti contatti con la comunità russa negli Stati Uniti. Ritengo però che il loro vivere all’estero non influenzi la loro visione della Russia e per questo molti di loro vedono con estremo favore la figura di Vladimir Putin. Inoltre il ritorno della Crimea è stato percepito come qualcosa di estremamente simbolico. Anche coloro che vorrebbero più democrazia in Russia e che non amano Putin, hanno salutato il ritorno della Crimea come una svolta. Ma non mi chieda nulla a riguardo perché non capisco [ride, ndr]. Anche se fu mio nonno a cedere l’oblast’ della Crimea alla RSS Ucraina nel 1954, non riesco a capire perché la Crimea debba essere parte della Russia a tutti i costi. E soprattutto perché ciò sia considerato dalla gente tanto importante.

_ Alla luce di ciò e del perdurare del conflitto in Ucraina, come crede che i rapporti internazionali fra la Russia e l’Occidente siano destinati ad evolversi?

Molto dipenderà dalla elezioni americane. Non è attualmente possibile prevedere chi sarà il nuovo presidente degli USA. Se Hilary Clinton verrà eletta, sono convinta che possa essere o un presidente altamente pragmatico o ferocemente militante nei confronti della Russia. Mentre penso che se Donald Trump vincesse le elezioni, non farà altro che costruire un rapporto personale con Vladimir Putin. Ma il problema sarà che a causa della personalità egocentrica di entrambi, questo rapporto non si può assolutamente trasformare in un’amicizia come quella che Putin aveva con Silvio Berlusconi. E anzi, fra i due è probabile che possa nascere una rivalità personale che non ha nulla a che fare con la politica. E, onestamente, non so se ciò sia peggio per la Russia o per gli Stati Uniti.

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Hillary Clinton e Donald Trump: uno dei due dovrà trattare con Putin nel panorama internazionale.

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